23/10/2026
NUMERO 5

Il RSPP ha un copilota?

L’intelligenza artificiale può affiancare chi si occupa di prevenzione. La vera sfida è capire dove finisce il supporto e dove inizia il giudizio umano.

L’intelligenza artificiale può affiancare chi si occupa di prevenzione. Ma il suo valore non sta nel prendere decisioni al posto delle persone: sta nell’aiutarle a vedere prima ciò che conta.

Chi lavora nella sicurezza sa che prevenire significa soprattutto riuscire a riconoscere una situazione di rischio prima che si trasformi in un incidente.

Sembra semplice, ma negli ambienti produttivi accadono contemporaneamente moltissime cose: persone che si muovono, mezzi in transito, carichi sospesi, aree interdette, lavorazioni che cambiano nel corso della giornata. Anche per l’occhio più esperto è impossibile osservare tutto, sempre.

È proprio in questo spazio che l’intelligenza artificiale può diventare un alleato.

Non per sostituire l’esperienza del RSPP, dell’operatore o di chi organizza la prevenzione, ma per aggiungere una capacità nuova: osservare continuamente determinate condizioni e segnalare ciò che merita attenzione.

È la logica alla base delle soluzioni ICOY, sviluppate per applicare l’intelligenza artificiale alla sicurezza sul lavoro e riconoscere persone, mezzi e possibili situazioni di rischio negli ambienti produttivi.

Una seconda coppia di occhi

Pensiamo a un’area nella quale mezzi e persone possono trovarsi a lavorare a poca distanza.

L’operatore conosce l’ambiente, le procedure e il proprio mezzo. Il responsabile della sicurezza ha definito regole, percorsi e misure di prevenzione. Ma durante una normale giornata lavorativa possono comunque verificarsi situazioni impreviste.

Una persona entra in una zona critica.

Un lavoratore si avvicina a un mezzo in movimento.

Un operatore finisce all’interno di un’area che dovrebbe rimanere libera.

Qui l’intelligenza artificiale può diventare una sorta di seconda coppia di occhi, capace di analizzare continuamente ciò che accade e richiamare l’attenzione nel momento in cui riconosce una condizione potenzialmente pericolosa.

ICOY GUARDIAN™, ad esempio, utilizza telecamere e algoritmi di Deep Learning per monitorare aree critiche, riconoscere persone e mezzi e attivare segnalazioni quando viene individuata una possibile interferenza tra uomo e macchina.

Il punto interessante non è soltanto che una macchina riesca a “vedere”.

È capire come quella capacità possa diventare utile per una persona.

Il copilota non guida al posto tuo​

La metafora del copilota funziona proprio per questo.

Un buon copilota osserva, segnala e aiuta a mantenere l’attenzione sugli elementi importanti. Non sostituisce però chi ha la responsabilità della conduzione.

Lo stesso principio vale nella sicurezza.

L’intelligenza artificiale può riconoscere una persona all’interno di una zona definita come pericolosa, ma non conosce da sola tutte le ragioni organizzative, operative e umane che hanno portato a quella situazione.

Può produrre una segnalazione, ma la gestione del rischio continua a richiedere procedure, formazione, organizzazione e competenze professionali.

Le soluzioni ICOY sono infatti pensate come sistemi di supporto alla sicurezza e non come sostituti delle misure già presenti: il sistema non interviene sulle funzionalità operative dei mezzi né sostituisce i dispositivi di sicurezza esistenti.

È una distinzione importante.

L’obiettivo dell’AI non dovrebbe essere togliere l’uomo dal processo decisionale, ma fornirgli un’informazione in più nel momento in cui può ancora essere utile.

Vedere prima per intervenire prima

Uno degli aspetti più interessanti dell’intelligenza artificiale applicata alla prevenzione è proprio la continuità dell’osservazione.

Una persona può distrarsi, essere impegnata in un’altra attività o semplicemente non avere una visuale completa dell’ambiente.

Un sistema automatico, invece, può continuare a monitorare l’area assegnata e verificare continuamente la presenza di determinate condizioni.

Nel caso di ICOY MOVER, ad esempio, l’AI viene utilizzata sui mezzi industriali per rilevare la presenza di persone nelle aree di rischio e supportare l’operatore in tempo reale. ICOY CRANE applica invece lo stesso principio alle aree interessate dalle operazioni di gru e carriponti.

Il vantaggio non consiste quindi nel sostituire chi lavora.

Consiste nell’aggiungere un ulteriore livello di osservazione.

Ed è qui che la tecnologia può diventare davvero interessante per la prevenzione: non quando promette di sapere tutto, ma quando riesce a individuare una situazione significativa abbastanza presto da permettere a qualcuno di reagire.

Dall’allarme all’informazione utile

Naturalmente rilevare una condizione di rischio non basta.

Come abbiamo visto parlando di allarmi, una segnalazione è utile soltanto se viene compresa e porta a una risposta adeguata.

L’intelligenza artificiale può quindi rappresentare il primo anello di una catena più ampia: osservare, riconoscere, segnalare, comprendere, intervenire.

Se uno di questi passaggi non funziona, anche la tecnologia più sofisticata perde parte del proprio valore.

Per questo la progettazione di un sistema di sicurezza non riguarda soltanto l’algoritmo, ma anche il modo in cui viene inserito nell’ambiente di lavoro: quali aree controlla, quali eventi devono generare una segnalazione, chi la riceve e quale comportamento deve seguirne.

È qui che tecnologia e cultura della sicurezza devono incontrarsi.

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