28/06/2026
NUMERO 1

Frame tratto da Metropolis (1927), regia di Fritz Lang.
© Friedrich-Wilhelm-Murnau-Stiftung

Dall'automa di Metropolis all'AI di oggi: un secolo di paure, speranze e realtà

Un secolo di immaginario sull'Intelligenza Artificiale

Nel 1927, quando Fritz Lang portò nelle sale Metropolis, il termine “Intelligenza Artificiale” non esisteva ancora. Mancavano quasi trent’anni alla conferenza di Dartmouth che avrebbe dato vita ufficialmente alla disciplina. Eppure, sul grande schermo era già comparsa una delle immagini che avrebbero segnato per sempre il nostro immaginario: un essere artificiale dalle sembianze umane, capace di sostituire una persona reale e di generare caos nella società.

A quasi cento anni di distanza, l’Intelligenza Artificiale è entrata nelle aziende, nelle case e persino nei dispositivi che utilizziamo quotidianamente. Ma osservando il percorso compiuto dal cinema emerge una curiosa verità: ogni epoca ha immaginato l’IA non tanto per quello che era, quanto per le paure e le speranze che caratterizzavano quel momento storico.

Manifesto originale di Metropolis (1927), artwork di Boris Bilinsky (1900–1948).

Anni Venti: la paura delle macchine

Il robot di Metropolis nasce in un’epoca segnata dall’industrializzazione e dalla trasformazione del lavoro. Le fabbriche crescono, le catene di montaggio si diffondono e il rapporto tra uomo e macchina cambia radicalmente.

Non sorprende quindi che il primo grande “essere artificiale” del cinema venga rappresentato come una minaccia. La macchina non è un aiuto: è qualcosa che può sostituire l’uomo, manipolarlo e destabilizzare l’ordine sociale.

Più che parlare di tecnologia, Metropolis racconta la paura di perdere il controllo del proprio ruolo nel mondo.

Anni Sessanta: la paura di perdere il controllo

Negli anni Sessanta il timore cambia volto.

Con 2001: Odissea nello Spazio (1968), Stanley Kubrick introduce HAL 9000, un’intelligenza artificiale sofisticata e apparentemente perfetta. Il problema non è più la forza della macchina, ma la sua autonomia.

HAL non si ribella per cattiveria. Agisce seguendo una logica che entra in conflitto con quella umana.

In piena Guerra Fredda, mentre la tecnologia assume un ruolo centrale negli equilibri geopolitici, emerge una nuova inquietudine: cosa accade quando sistemi sempre più complessi prendono decisioni che non siamo più in grado di comprendere?

© Metro-Goldwyn-Mayer (MGM) – Poster di 2001: A Space Odyssey (1968), regia di Stanley Kubrick.

© Orion Pictures – The Terminator (1984), regia di James Cameron.

Anni Ottanta: la paura della tecnologia militare

Nel 1984 arriva Terminator.

Skynet rappresenta probabilmente la più celebre incarnazione dell’AI ostile. In questo caso la paura è strettamente legata al contesto storico: armamenti nucleari, automazione militare e tensioni internazionali.

La macchina non è più soltanto intelligente. È potente, autonoma e potenzialmente incontrollabile.

Ancora una volta, il cinema parla meno di tecnologia e più delle ansie della società che la osserva.

Anni Duemila: le macchine diventano umane

Con l’inizio del nuovo millennio il dibattito cambia prospettiva.

Film come A.I. Artificial Intelligence, L’Uomo Bicentenario e Io, Robot iniziano a interrogarsi su temi diversi: emozioni, coscienza, identità e diritti.

Per la prima volta il pubblico viene spinto a chiedersi non soltanto cosa le macchine possano fare, ma cosa potrebbero diventare.

L’AI smette di essere esclusivamente una minaccia e assume caratteristiche sempre più vicine a quelle umane.

© Touchstone Pictures – Bicentennial Man (1999), regia di Chris Columbus.

Oggi: dalla fantascienza alla realtà

Negli ultimi anni l’Intelligenza Artificiale è uscita definitivamente dal mondo della fantascienza.

Algoritmi, sistemi di analisi dati e tecnologie di visione artificiale sono ormai utilizzati in numerosi settori, dall’industria alla sanità, fino alla sicurezza sul lavoro.

Le domande che accompagnano questa evoluzione, tuttavia, ricordano quelle raccontate dal cinema per quasi un secolo: quali decisioni potranno prendere le macchine? Quale sarà il ruolo dell’uomo? Come cambierà il nostro modo di lavorare?

L'IA come strumento di supporto

La differenza più evidente tra il cinema e la realtà contemporanea riguarda il ruolo attribuito all’Intelligenza Artificiale.

Per decenni il grande schermo ha immaginato macchine destinate a sostituire l’uomo. Oggi, nella maggior parte dei casi, l’obiettivo è invece supportarlo.

Nel mondo della sicurezza, ad esempio, l’IA può contribuire a individuare situazioni di rischio, analizzare grandi quantità di dati e supportare decisioni più rapide e consapevoli.

Non si tratta di sostituire l’esperienza umana, ma di metterla nelle condizioni di essere più efficace.

Cosa ci insegna il cinema sull'Intelligenza Artificiale

Da Metropolis alle applicazioni più avanzate di oggi, il cinema ha utilizzato l’Intelligenza Artificiale come uno specchio delle preoccupazioni e delle aspirazioni di ogni epoca.

Forse il vero insegnamento di quasi cento anni di rappresentazioni cinematografiche è proprio questo: quando parliamo di IA, spesso stiamo parlando soprattutto di noi stessi.

Delle nostre paure.

Delle nostre aspettative.

E del modo in cui scegliamo di affrontare il cambiamento.

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